Sguardi Barboni

Dignità, tra degrado ed emarginazione.  Nessuna carità è possibile senza Giustizia.

Il nuovo libro di Arthur Erre.
Fotografia, immagini e società.  Un percorso
fotografico, e non solo, tra i Barboni e gli 
emarginati a Milano. 
240 pagine a colori e in bianco e nero in grande
formato.
Nelle migliori librerie.
Presto anche on-line e in formato ebook.
In copertina: Asilo notturno comunale “Enzo Jannacci”, Milano.

A.A.A.

Acquisto speranze per tutte le età. Compro tentazioni usate. Svendo illusioni perdute a prezzi imbattibili. Fabbrico espressioni facciali inedite, nuovi intercalari, smorfie e tic. Scrivo dialoghi efficaci per coppie prima uscita. Invento addii credibili e scuse spettacolari. Restauro interi comportamenti umani. Rottamo promesse non mantenute. Riparo sogni. Infervoro masse solo per rivolte nazionali o mondiali (astenersi localisti e perditempo). Spengo passioni inservibili. Genero nomi per documenti falsi. Infiammo abulici, pigri e parassiti. Colleziono dispetti antichi. Import-export di personalità italiane ed estere. Faccio confusione gratis. Sgombro menti.

* * *

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Buona navigazione.

Foto dell’Autore.
(Inutile cliccare sull’immagine …)

La bottega dei ricambi

Come per scooter e motorette ci vorrebbe un’officina per gli esseri umani, una bottega alla buona, di fiducia, a prezzi modici, con una dotazione di ricambi semplice, pochi ma utili accessori. Un liquido scongelante per il cuore e un olio che ci renda meno ingessati; e poi un filtro al cervello, da sostituirsi un paio di volte all’anno, e pasticche per frenare dagli impulsi troppo arditi e dalle bizze, dai capricci e dai vizi. Ci sarebbero i soliti meccanici che truccano i caratteri, alterano il respiro, lo velocizzano, e marmitte che mascherano certi brontolii dell’anima fino a trasformarli in fiati angelici, e il prestigioso meccanico che ti promette, ma non sempre mantiene, “una marcia in più”. Gli operai per gli esseri umani, sarebbero una categoria quasi filantropica, una mano santa nei momenti in cui ci immobilizziamo ai margini della vita, incidentati.

-“Che cos’ho nel circuito vitale ? Mi guardi, proprio qui.”-

-” Qui ? Vedo signore, tranquillo, cambio un paio di fusibili e ripartirà come nuovo.”-

Non parlo di psicologi, confessori, imbonitori, maestri zen, personal trainer, e neppure di cardiologi o chirurghi plastici, io vorrei semplici officine d’umanità, tecnici della manutenzione della specie, lubrificatori di valori, stili, impegno, energia e gestualità. Onesti artigiani della civiltà. Questo si può, quest’altro non si può fare.

-“Non vedo bene, ho le candele sporche.”-

-“Ci penso io, ecco fatto, lei ora ha la vista da 1000 watt ! “-

Ci manca, inoltre, un mercato delle pulci dei ricordi, dove tu mi presti le tue memorie per un’ora, una settimana, un mese, e io mi disfo dei miei assilli, e di tutte le angosce, le disillusioni, i rimpianti, che a un altro, magari, lo piegheranno in due dalle risate anche perché non sono i suoi, e non ci paga dazio. Si vedrebbero bancarelle “Mille ricordi a 1000 Euro” e il più miserabile dei clochard diventerebbe un pascià perché i ricchi indolenti gli comprerebbero l’anima vecchia, farcita di storie e di fatalità. Che caos si creerebbe !

Ma è un bene. L’individualità: dio, che pena. Io, io, io, e nessuno è in fondo mai niente. E invece ecco, dall’oggi al domani si pensa quel che rimuginava un altro, e ciò che pensavamo noi fino a venerdì scorso, dal lunedì successivo assillerà per finta quel venditore di tappeti, quell’allibratore clandestino cinese, e per lui le passioni, gli odi, i rimpianti nostri diverranno familiari nel preciso momento in cui a noi saranno cari quelli di un terzo.

Per realizzare tutto questo, semplici meccanici, un po’ di fila, un tagliando di mezz’oretta, un cambio valvole, si rimette in fase l’anima che è tanto più tua, quanti più altri contiene.

Un giorno qualsiasi a Milano

Nei giorni scorsi a Milano, zona Corso Venezia/giardini Palestro, un tifoso straniero ha orinato sopra un mendicante. Mi ha colpito più di un omicidio. Adesso, sfogliando il Diario degli errori di Flaiano, trovo spiegata la mia ansia con cinquant’anni di anticipo: “- Il sale di una civiltà sono i vagabondi. Quando essi godono il rispetto che si deve al più debole è segno che il rispetto per le altre libertà funziona -“. La nostra civiltà è come una corriera spiaggiata. Ogni volta che il conducente prova ad accenderla, il motore tossisce, ma non riparte. Alza solo polvere, e la corriera sprofonda nella sabbia di un altro centimetro. Sotto le statue degli angeli nessuno ha soccorso il mendicante o scacciato l’infame. Anche la mancanza di coraggio è inciviltà. Ma forse il gesto più scandaloso è stato quello di una passante che ha risarcito la vittima con qualche euro. La sproporzione tra l’affronto subito e la monetina. Comprendo l’ingenuità del gesto, ma più che elemosina mi è sembrata una rapina.

La Costituzione

Quand’ero bambino, il mondo dei grandi pullulava di omini come quello di Gulliver. La nonna, altezzosa, chiamava così la gente semplice al lavoro: l’omino della posta, l’omino del pane, l’omino della spazzatura, l’omino della stazione che porta le valige, l’omino delle tasse. Trovava talmente disdicevole svolgere un lavoro umile o manuale, che si vergognava a definirli postino, spazzino, facchino. Quel piccolo, elitario, mondo antico è fortunatamente finito e, con buona pace di mia nonna, i lavoratori non sono più omini.

Improvvisamente, stasera ho appreso dalla televisione di Renzi che noi italiani avremmo una costituzione “filosovietica”. Ho fatto un salto sulla sedia. Ma no, rilassati, l’ha detto l’omino del governo. Per una volta ho dato ragione a quella snob di mia nonna.

Dadaismi di un fotografo navigante

Per le foto, come per le lasagne di un giorno da cani, serve molto coraggio e un po’ di visione d’insieme; serve, soprattutto, un briciolo di buona inclinazione, ma non verso la cucina, anche quella, verso il tempo soprattutto, quello di buona qualità, del luogo, zero chilometri e tanto bio, vietati i pesticidi dell’anima; quello senza fretta che ti siedi, aspetti, rifletti, impari, provi, osservi soprattutto; quello strappato oppure colto, selvatico oppure d’allevamento, tanto il tempo cresce come tu mi vuoi e anche se non mi vuoi, è un infestante, lo puoi solo sterminare coi pesticidi dell’insensatezza e della realtà distratta, magari condita con la poca cultura ignorante; sta di fatto che la buona inclinazione e la curiosità serve, molto, e anche carota, cipolla, lonza di maiale, salsiccia, arrosto di manzo, olio e burro, sale e pepe, soffriggete poco a fiamma bassa, poi giù la carne, ben tritata, fate andare poi pomodoro, un goccio d’acqua e coprite, fuoco basso per due ore, anche tre, se le avete, ed ecco il tempo, il setacciatore di sapori, perché mentre lui macera, assorbe, svapora, stilla, voi pensate, magari davanti al camino, alle mille storie del giorno, che pare sia iniziato il mese scorso, perché fuori piove, tutto intorno nevica, fa freddo, è grigio e in pomeriggi da cani come questo l’uomo è incline al sequestro, emotivo e subìto, e vede come la realtà: grigio, piange come il cielo: fitto, e ha bisogno di gloria, di sollevamento pesi, ma quei pensieri (appunto 1: come si fa a non farcela; appunto 2: non aggiungere e poi sottrarre, perfetto per fallire; appunto 3: c’è da comprare l’aglio e la carta igienica; appunto 4: rileggere Cèline; appunto 5: come far incontrare Lula e Margot; appunto 6: come gestisci ciò che ti delude), quei pensieri, dicevo, affollano, sottraggono energie, quelle che di solito ti affacci e poi ne hai per sei, ma oggi non ti puoi affacciare, fuori non c’è niente, ma quando è grigio serve il sole, comunque, non è che quel giorno se ne possa fare a meno, e si va sulle riserve, quelle dentro, perché se sei da solo quelle fuori non ci sono, ed ecco allora perché il ragout di un giorno da cani, inevitabile, e conseguenti lasagne, facoltative, il ragout con le carni miste, come non si usa, perché la luce non è cosa facile da generare in vitro, serve potenza, anche se hai buona inclinazione, ci vuole il gesto tecnico, lo scatto fisico, quando si fa sera occorre darsi un segnale e anche un diaframma, perché i giorni da cani sono come il faro, ora un morso, ora niente, ora un morso, ora niente, ed è in quei tanti niente che si vede il marinaio e il fotografo, lui segue i vuoti, sa più di assenze che di pieno, tra morso e morso c’è la luce, e a furia di seguirla passi i due fanali e sei in porto, e il pomeriggio resta fuori, finisce sezionato tra le sfoglie, su cui non mi dilungo, sapete già: impastate, stendete, tagliate, allestite, e alla fine, come sempre, c’è il tegame, poi il forno. E il porto. Salvi !

Tangeri, gennaio 2015

Tangeri, notte alta. Le luci dell’Europa sono accese sotto il cielo stellato. Vega, Deneb, Aldebaran e poi lei, la Stella Polare. Ho dilapidato amori e quattrini, litigato con persone perbene, fatto del bene a carogne assolute, ma che rilevanza può avere in una notte così ? Se avessi accanto mio figlio, gli griderei: guarda l’Orsa Maggiore e tenta di brillare come lei. Te la faranno pagare (più gli uomini sono assuefatti al buio, meno tollerano la luce degli altri), ma ringrazia l’universo, perché sei vivo e libero in questo immenso teatro blu.

Ipse dixit

Le religioni sono sistemi di guarigione per i mali della psiche; dal che deriva il naturale corollario che chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni.

Piergiorgio Oddifreddi