Dadaismi di un fotografo navigante

Per le foto, come per le lasagne di un giorno da cani, serve molto coraggio e un po’ di visione d’insieme; serve, soprattutto, un briciolo di buona inclinazione, ma non verso la cucina, anche quella, verso il tempo soprattutto, quello di buona qualità, del luogo, zero chilometri e tanto bio, vietati i pesticidi dell’anima; quello senza fretta che ti siedi, aspetti, rifletti, impari, provi, osservi soprattutto; quello strappato oppure colto, selvatico oppure d’allevamento, tanto il tempo cresce come tu mi vuoi e anche se non mi vuoi, è un infestante, lo puoi solo sterminare coi pesticidi dell’insensatezza e della realtà distratta, magari condita con la poca cultura ignorante; sta di fatto che la buona inclinazione e la curiosità serve, molto, e anche carota, cipolla, lonza di maiale, salsiccia, arrosto di manzo, olio e burro, sale e pepe, soffriggete poco a fiamma bassa, poi giù la carne, ben tritata, fate andare poi pomodoro, un goccio d’acqua e coprite, fuoco basso per due ore, anche tre, se le avete, ed ecco il tempo, il setacciatore di sapori, perché mentre lui macera, assorbe, svapora, stilla, voi pensate, magari davanti al camino, alle mille storie del giorno, che pare sia iniziato il mese scorso, perché fuori piove, tutto intorno nevica, fa freddo, è grigio e in pomeriggi da cani come questo l’uomo è incline al sequestro, emotivo e subìto, e vede come la realtà: grigio, piange come il cielo: fitto, e ha bisogno di gloria, di sollevamento pesi, ma quei pensieri (appunto 1: come si fa a non farcela; appunto 2: non aggiungere e poi sottrarre, perfetto per fallire; appunto 3: c’è da comprare l’aglio e la carta igienica; appunto 4: rileggere Cèline; appunto 5: come far incontrare Lula e Margot; appunto 6: come gestisci ciò che ti delude), quei pensieri, dicevo, affollano, sottraggono energie, quelle che di solito ti affacci e poi ne hai per sei, ma oggi non ti puoi affacciare, fuori non c’è niente, ma quando è grigio serve il sole, comunque, non è che quel giorno se ne possa fare a meno, e si va sulle riserve, quelle dentro, perché se sei da solo quelle fuori non ci sono, ed ecco allora perché il ragout di un giorno da cani, inevitabile, e conseguenti lasagne, facoltative, il ragout con le carni miste, come non si usa, perché la luce non è cosa facile da generare in vitro, serve potenza, anche se hai buona inclinazione, ci vuole il gesto tecnico, lo scatto fisico, quando si fa sera occorre darsi un segnale e anche un diaframma, perché i giorni da cani sono come il faro, ora un morso, ora niente, ora un morso, ora niente, ed è in quei tanti niente che si vede il marinaio e il fotografo, lui segue i vuoti, sa più di assenze che di pieno, tra morso e morso c’è la luce, e a furia di seguirla passi i due fanali e sei in porto, e il pomeriggio resta fuori, finisce sezionato tra le sfoglie, su cui non mi dilungo, sapete già: impastate, stendete, tagliate, allestite, e alla fine, come sempre, c’è il tegame, poi il forno. E il porto. Salvi !

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