La bottega dei ricambi

Come per scooter e motorette ci vorrebbe un’officina per gli esseri umani, una bottega alla buona, di fiducia, a prezzi modici, con una dotazione di ricambi semplice, pochi ma utili accessori. Un liquido scongelante per il cuore e un olio che ci renda meno ingessati; e poi un filtro al cervello, da sostituirsi un paio di volte all’anno, e pasticche per frenare dagli impulsi troppo arditi e dalle bizze, dai capricci e dai vizi. Ci sarebbero i soliti meccanici che truccano i caratteri, alterano il respiro, lo velocizzano, e marmitte che mascherano certi brontolii dell’anima fino a trasformarli in fiati angelici, e il prestigioso meccanico che ti promette, ma non sempre mantiene, “una marcia in più”. Gli operai per gli esseri umani, sarebbero una categoria quasi filantropica, una mano santa nei momenti in cui ci immobilizziamo ai margini della vita, incidentati. -“Che cos’ho nel circuito vitale ? Mi guardi, proprio qui.”- E lui: -” Qui ? Vedo signore, tranquillo, cambio un paio di fusibili e ripartirà come nuovo.”-. Non parlo di psicologi, confessori, imbonitori, maestri zen, personal trainer, e neppure di cardiologi o chirurghi plastici, io vorrei semplici officine d’umanità, tecnici della manutenzione della specie, lubrificatori di valori, stili, impegno, energia e gestualità. Onesti artigiani della civiltà. Questo si può, quest’altro non si può fare -. “Non vedo bene, ho le candele sporche.”- E lui: -“Ci penso io, ecco fatto, lei ora ha la vista da 1000 watt ! “-. Ci manca, inoltre, un mercato delle pulci dei ricordi, dove tu mi presti le tue memorie per un’ora, una settimana, un mese, e io mi disfo dei miei assilli, e di tutte le angosce, le disillusioni, i rimpianti, che a un altro, magari, lo piegheranno in due dalle risate anche perché non sono i suoi, e non ci paga dazio. Si vedrebbero bancarelle “Mille ricordi a 1000 Euro” e il più miserabile dei clochard diventerebbe un pascià perché i ricchi indolenti gli comprerebbero l’anima vecchia, farcita di storie e di fatalità. Che caos si creerebbe ! Ma è un bene. L’individualità: dio, che pena. Io, io, io, e nessuno è in fondo mai niente. E invece ecco, dall’oggi al domani si pensa quel che rimuginava un altro, e ciò che pensavamo noi fino a venerdì scorso, dal lunedì successivo assillerà per finta quel venditore di tappeti, quell’allibratore clandestino cinese, e per lui le passioni, gli odi, i rimpianti nostri diverranno familiari nel preciso momento in cui a noi saranno cari quelli di un terzo. Per realizzare tutto questo, semplici meccanici, un po’ di fila, un tagliando di mezz’oretta, un cambio valvole, si rimette in fase l’anima che è tanto più tua, quanti più altri contiene.